Intervista a... Alberto Tomba

Aprile 8, 2024

La sua tuta azzurra è rimasta nell’immaginario collettivo di intere generazioni di italiani, inchiodati davanti alla tv quando all’ora di pranzo scendeva lungo le piste da sci zigzagando tra i paletti. Così come iconica è diventata la sua parlata, quella cadenza bolognese così inusuale nel mondo degli sport invernali. Dopo un passato da carabiniere e sciatore di livello mondiale, nel presente di Alberto Tomba c’è la passione per la sommellerie, che ha portato il campionissimo classe ’66 a mettere insieme una collezione di oltre 3000 bottiglie. E dire che l’incontro con il vino è iniziato presto:

“Vincendo ero invitato in ristoranti di alto livello – spiega – ed è lì che a 25 anni ho cominciato ad apprezzare il buon vino abbinato al cibo. Dopo le Olimpiadi di Albertville 1992, ho iniziato a studiare e approfondire Paesi, vitigni, cantine e produttori, con l’aiuto della Guida ai vini del mondo di Slow Food. Ho iniziato a crearmi una cantina coi vini che acquistavo o mi omaggiavano viaggiando per il mondo: la mia collezione spazia dall’Italia a Francia, Spagna, California, Cile, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda”.

Cosa cerca in un vino? Quali sono i criteri per sceglierne uno, sia da collezionare che da aprire a
cena? E la bottiglia che più la rappresenta?

“D’estate, col caldo, apprezzi di più vini bianchi o rosati freschi, temperatura 6 gradi mentre da ottobre ad aprile si va a cercare vini più corposi e strutturati perfetti da abbinare a carni rosse e formaggi. Ogni stagione e ogni cibo hanno il loro vino. Riguardo alla bottiglia ricordo che finiti i Mondiali in Sierra Nevada nel 1996 mi portarono in camera una bottiglia di Vega Sicilia Unico degli anni ’60, buonissima. Questa è una bottiglia che mi porto nel cuore, ma quella che più mi rappresenta è l’Amarone, un vino da campione (ride, ndr.)”.

Alberto Tomba
Alberto Tomba

Il mondo dello sport, amatoriale e/o professionistico, ha ancora il tabù dell’alcol? Qual era il suo rapporto col mondo “spiritoso” quando era un atleta? E com’è cambiato ora che ha appeso gli sci al chiodo?
“È ovvio che se fai sport ad alto livello ti devi contenere: questo valeva ieri e vale anche oggi. Non è tanto il bere il problema, ma è il ri-bere (ride, ndr). Stando attenti ai giorni prima della gara, un bicchiere ogni tanto ci sta. Oggi, un buon bicchiere di vino a cena non manca mai”.

Da Bologna (terra di interessanti Sangiovesi) alle regioni alpine (vocate invece soprattutto a bianchi e bollicine), dove si è sentito più a suo agio?
“Mi piacciono entrambi. 35 anni fa c’erano meno cantine e i vini rossi migliori si trovavano in Piemonte e in Toscana. Oggi, invece, trovi vini buonissimi in ogni regione. L’80% della mia cantina è composto da rossi, che durano anche circa 30/40 anni, mentre i bianchi e le bollicine, dopo 10 anni è meglio aprirli”.

Al di là del vino, quali sono le sue preferenze in tema di alcolici (tra liquori, distillati, ecc….)?
“Oltre al vino apprezzo delle birre doppio malto perché sono più corpose. Con il dolce invece Brandy o Rum”

Autore

Giornalista, ufficio stampa, editore, supereroe. Scrivo di food, viaggi, lifestyle ed economia per Forbes, L’Espresso, Il Giornale, Lust Auf Italien…
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