Dal 14 marzo, mentre Palazzo Strozzi dedica una mostra a Mark Rothko, l’Hotel Savoy sceglie di lavorare sullo stesso immaginario con una proposta che passa dal bancone bar. Si chiama “Maestro of Colours” la nuova cocktail list del Bar Artemisia, firmata da Federico Galli, Bar Manager dello spazio mixology dell’albergo fiorentino di Rocco Forte Hotels.

L’idea è semplice ma tutt'altro che banale e funziona proprio per questo. Prendere alcuni dei dipinti più noti dell’artista e tradurne il linguaggio in quattro drink. Non una trasposizione didascalica, né un esercizio decorativo, ma un lavoro costruito sul rapporto tra colore, intensità e struttura. Rothko, del resto, ha sempre chiesto allo sguardo tempo, concentrazione, disponibilità a stare dentro una superficie solo apparentemente essenziale. Qui il tentativo è portare quella stessa essenzialità nel bicchiere, lavorando per sottrazione più che per accumulo.

Il progetto arriva a quasi un anno dall’apertura del Bar Artemisia, spazio nato all’interno dell’Hotel Savoy dalla visione di Salvatore Calabrese, uno dei nomi più autorevoli della miscelazione internazionale. In questo contesto, la nuova carta si inserisce con coerenza: poche proposte, un concept chiaro, un riferimento culturale forte e una costruzione visiva che non separa l’estetica dal contenuto.

La drink list del Bar Artemisia ispirata a Rothko

I cocktail sono quattro. Ognuno prende il nome da un’atmosfera cromatica prima ancora che da una ricetta, e proprio in questo sta la parte più interessante della carta: non cerca di spiegare Rothko, ma di assorbirne il metodo, cioè la capacità di far convivere tensione e misura.

Red Horizon, ispirato a Untitled Red and Yellow del 1952, unisce rum, spezie, yerbito e vino rosso. È probabilmente il drink più stratificato della selezione, costruito su toni caldi e scuri, con una componente speziata che amplia la base alcolica e una chiusura data dal vino che gli dà profondità. Non punta sull’immediatezza, ma su una progressione più lenta, dove il colore suggerisce già il tipo di esperienza gustativa.

Più netto il profilo di Nocturne Vermillon, che prende spunto da Untitled Red and Black del 1953. Qui la struttura è quella di un Negroni, ma riletta con una spuma di more e con l’uso di Campari, Vermouth Mancino Amaranto e Tanqueray gin. È il cocktail che dialoga meglio con l’idea di contrasto: il frutto interviene senza addolcire davvero, mentre la parte amara resta ben visibile. L’effetto è teso, scuro, diretto.

Con Golden Silence, ispirato a Untitled Yellow and Blue del 1954, la carta cambia registro. La ricetta mette insieme Venturo aperitivo, Vodka Altamura, limone e nettare di pesca, cercando un equilibrio più luminoso, con una componente agrumata che tiene in ordine la parte più morbida del drink. Il riferimento cromatico, in questo caso, non è solo visivo: il cocktail lavora su una sensazione di leggerezza controllata, senza perdere definizione.

Chiude la lista Milky Light, ispirato a Untitled White Center del 1950 e pensato in versione analcolica. Lavanda, Real Coconut Cream e passion fruit compongono un drink che si muove su una trama più morbida, quasi lattiginosa, ma con una nota aromatica precisa. La scelta di inserire un analcolico dentro un progetto così compatto non appare accessoria: è parte della stessa logica di carta, che prova a tenere insieme identità, contemporaneità e accessibilità.

Al di là del singolo drink, “Maestro of Colours” è una proposta che dice qualcosa anche sul modo in cui l’hotellerie di fascia alta sta cercando di costruire contenuti attorno al bar. Non basta più la tecnica, non basta più la firma. Serve un pensiero riconoscibile, un dialogo con la città, un’idea che tenga insieme ospitalità e linguaggio. In questo caso il riferimento a Rothko non è un pretesto promozionale, perché trova una traduzione concreta nella costruzione della carta: pochi elementi, equilibrio formale, attenzione alla percezione.

Do It è il drink che rappresenta la tappa dell’esperienza autotelica, associata al cuore: il momento in cui l’azione non è finalizzata a un obiettivo, ma è fine a sé stessa. Un cocktail pensato per essere vissuto con immediatezza, lasciandosi guidare dalle sensazioni.

La ricetta unisce Boatyard Vodka, Limoncello Nazionale, cordiale di limone e cardamomo verde. In degustazione, le note di frutta gialla della vodka si fondono con l’acidità luminosa del limoncello, prodotto con limoni verdi della fioritura di maggio e limoni gialli maturi.

DO IT 
Cucu Bassano del Grappa

Il cordiale speziato aggiunge profondità balsamica, mentre la garnish – una spuma di kefir di latte e latte di cocco – introduce una dolcezza morbida e avvolgente.

Il risultato è un drink fresco, solare, che richiama i gelati dell’infanzia: agrumi, latte, leggerezza. Un sorso che parla di vacanze, spiaggia e spensieratezza, ma con una struttura tecnica complessa, capace di trasformare un ricordo semplice in un’esperienza sensoriale contemporanea.

Il Cucu di Bassano del Grappa

Nato nel 2017 come parte del gruppo MIOTTI1934, attivo da oltre novant’anni a Bassano del Grappa e oggi guidato dalla terza generazione con Leone ed Edoardo Miotti, Cucù rappresenta l’anima più intima e sperimentale del progetto. Alla guida del bar c’è Elisa Favaron, bar manager, co-owner e trainer aziendale, affiancata da Jacopo Lancerin.

Il locale è concepito come uno spazio raccolto, dalle tinte oceaniche, dove arredi e sedute compaiono e scompaiono come i cassetti di un laboratorio di orologeria. Solo 8-10 posti, accesso tramite campanello e la possibilità di scegliere se entrare o ordinare un drink dalla finestrella esterna: un gesto semplice che diventa già parte dell’esperienza.

La nuova cocktail list, Pantarei – The Theory of the Flow, traduce in forma liquida il concetto di flusso: otto tappe, otto signature drink, ciascuno legato a una sensazione e a una parte del corpo. Il nono, Mirror, è il cuore pulsante del progetto, un cocktail sartoriale costruito sull’ascolto dell’ospite. Un lavoro che unisce filosofia, design (con Andrea Filippi e Gabriele Moschin) e una visione della miscelazione come esperienza totale.

I Bartender dietro il DO IT

Elisa Favaron, classe ‘89, ha costruito il proprio percorso professionale partendo da una costante propensione verso l’eccellenza e dalla volontà di mettersi sempre in discussione. Dopo le prime esperienze nella ristorazione stellata, al ristorante Viva di Viviana Varese, sceglie di ampliare le proprie competenze approdando a Roma in Aromacademy, una delle accademie di alta pasticceria più autorevoli in Europa, guidata da Davide Malizia, campione del mondo di pasticceria e zucchero artistico.

Questo percorso le consente di sviluppare una visione della miscelazione a 360 gradi, in cui tecnica, creatività e cultura gastronomica si fondono. Per Elisa, cocktail e pasticceria sono mestieri antichi e complessi che trovano un equilibrio naturale in una ricerca continua di nuovi sapori, consistenze e contaminazioni.

Bar manager del Cucù e responsabile della formazione dei team Miotti1934, Elisa unisce alla pratica quotidiana una forte inclinazione allo studio e alla storia della miscelazione, convinta che ogni idea valida affondi le proprie radici nel passato. Parallelamente, si dedica alle competizioni internazionali, vincendo il suo primo concorso nel 2013 e arrivando fino ai recenti traguardi mondiali: campionessa globale per Barceló Rum e terza classificata nel ranking internazionale di Amazzoni Gin.

Dal soft drink al fine drinking analcolico

Certe rivoluzioni non fanno rumore. Si insinuano lentamente, modificando il lessico del gusto fino a renderlo irriconoscibile. È esattamente ciò che sta accadendo nel mondo della mixology contemporanea, dove una trasformazione profonda, culturale prima ancora che gastronomica, sta ridefinendo il rapporto tra piacere, ritualità e consumo. Il suo epicentro non è in Europa né negli Stati Uniti, ma nel cuore della penisola arabica, a Riyadh.

La rivoluzione gourmet che parte da Riyadh

Qui si sta affermando un nuovo paradigma: il fine drinking analcolico. Non più semplice alternativa, non compromesso, non imitazione dei cocktail tradizionali. Piuttosto una forma autonoma di espressione gastronomica, progettata con la stessa complessità sensoriale, la stessa profondità aromatica e la stessa dignità culturale delle grandi tradizioni del bere occidentale. La novità più sorprendente non è l’assenza di alcol, ma la sua irrilevanza.

Riyadh Il contesto di una trasformazione storica

Per comprendere davvero il fenomeno bisogna guardare oltre il bicchiere e osservare il Paese che lo sta generando. Arabia Saudita è immersa in una fase di ridefinizione identitaria che attraversa economia, società e cultura. Il motore di questo cambiamento è Saudi Vision 2030, il vasto piano di sviluppo con cui il Regno sta costruendo un nuovo modello di apertura internazionale e di diversificazione economica. La gastronomia è diventata uno degli strumenti privilegiati di questa trasformazione.

Investimenti su larga scala, apertura a grandi gruppi dell’ospitalità globale, programmi di formazione professionale e l’arrivo della Guida Michelin (e molte altre) hanno accelerato un processo che altrove ha richiesto decenni. In pochi anni, la scena culinaria saudita si è trasformata in un laboratorio dove ogni elemento dell’esperienza gastronomica viene ripensato, incluso ciò che si beve. Se la cucina si evolve, il bicchiere non può più limitarsi ad accompagnare. Deve partecipare.

Il ponte culturale tra Italia e Medio Oriente

In questo scenario emerge la figura di Stefano Bassanese, triestino, viaggiatore instancabile, uomo di sala nel senso più classico e più internazionale del termine. Partito da Trieste e formatosi in contesti di alta ristorazione distribuiti su più continenti, Bassanese arriva a Riyadh nel 2023 per un incarico temporaneo. Doveva essere un progetto di breve durata. Diventa invece un punto di svolta.

Si definisce “vecchio oste”, ma il suo lavoro è quello di un interprete culturale. La sua missione consiste nel tradurre uno dei rituali più identitari dell’Italia, ovvero l’aperitivo, in un contesto dove l’alcol non è elemento strutturale dell’esperienza sociale, ma dove cresce una domanda sofisticata di gusto, estetica e convivialità.

Il riferimento creativo di questo percorso è Giancarlo Mancino, tra i più influenti interpreti contemporanei della cultura dell’aperitivo. Insieme lavorano su un’idea semplice quanto radicale: conservare la struttura sensoriale e simbolica del grande bere italiano eliminando la componente alcolica, senza impoverire l’esperienza. Non si tratta di togliere. Si tratta di ricostruire.

La nascita di una nuova ritualità del bere

Nel contesto saudita, l’aperitivo non viene ridimensionato, ma amplificato. Si trasforma in un’architettura sensoriale complessa in cui ogni elemento è progettato. La temperatura, la consistenza, la composizione aromatica, la presentazione visiva, perfino il suono del ghiaccio nel bicchiere diventano parte di un sistema espressivo coerente.

Le bevande analcoliche premium vengono concepite come costruzioni aromatiche stratificate, capaci di dialogare con piatti complessi, sostenere sequenze di degustazione e generare memorie sensoriali persistenti. Il servizio mantiene la teatralità e l’eleganza dell’aperitivo mediterraneo, ma la sua funzione cambia: non prepara al pasto, ne diventa parte integrante. Il bicchiere smette di essere complemento. Diventa protagonista narrativo.

Un fenomeno economico prima ancora che culturale

Dietro questa trasformazione si muovono numeri che spiegano perché il settore beverage globale osservi Riyadh con crescente attenzione. Il comparto delle bevande analcoliche premium nel Regno registra tassi di crescita tra i più dinamici al mondo, sostenuto da una popolazione urbana giovane, da una forte capacità di spesa e da una domanda crescente di esperienze gastronomiche sofisticate.

Il consumatore saudita contemporaneo non cerca semplicemente qualcosa da bere. Cerca costruzioni aromatiche complesse, ricerca botanica, estetica del servizio e coerenza narrativa. Il valore non risiede più nella funzione rinfrescante della bevanda, ma nella sua capacità di generare esperienza.

In questo contesto, la categoria del fine drinking si sta strutturando come un vero mercato autonomo, con standard qualitativi elevati e una forte propensione alla sperimentazione.

La voce della ristorazione

Il cambiamento è evidente soprattutto nei ristoranti che operano nella fascia più alta dell’offerta gastronomica. Carlos Bocassini, alla guida del ristorante Hocho, descrive una trasformazione radicale delle aspettative del pubblico. L’interesse non è più rivolto a simulazioni simboliche delle bevande occidentali, ma alla ricerca di struttura, complessità e profondità gustativa. Il pairing analcolico non è più un’opzione secondaria. È parte integrante della progettazione del menu, un racconto parallelo che accompagna e amplifica l’esperienza culinaria.

La formazione di una nuova disciplina

Quando un fenomeno entra nei programmi educativi, significa che sta diventando sistema. È ciò che osserva Amna Alyamani, coinvolta nei percorsi formativi legati allo chef Gordon Ramsay e al gruppo Dusit Thani. Secondo Alyamani, il beverage analcolico sta assumendo lo statuto di disciplina autonoma all’interno dell’hospitality, con competenze tecniche specifiche che spaziano dall’estrazione botanica avanzata alla progettazione sensoriale del servizio.Non si forma più solo il bartender tradizionale. Si forma una nuova figura professionale, specializzata nella costruzione del gusto senza fermentazione alcolica.

L’innovazione che supera il bicchiere

Come accade in ogni vera rivoluzione gastronomica, l’innovazione non resta confinata al proprio ambito originario. La ricerca sul beverage analcolico sta già contaminando altri territori culinari. Ne è esempio il lavoro di Chef Eman, fondatrice di Ice Cream Sandwicht e del Creative Eats training center, che ha integrato cocktail analcolici premium nella progettazione di dessert e creazioni di gelateria artigianale. La bevanda diventa ingrediente. Il confine tra mixology e cucina si dissolve.

Un nuovo centro geografico dell’innovazione gastronomica

Per oltre un secolo, l’innovazione del gusto ha avuto un asse relativamente stabile, con epicentri distribuiti tra Europa occidentale e Nord America. Oggi qualcosa si sta spostando. Riyadh non appare più come un mercato che recepisce modelli esterni, ma come un ambiente che genera nuovi standard e nuove estetiche del consumo. La creatività nasce proprio dal vincolo. L’assenza dell’alcol, lungi dal limitare la sperimentazione, ha costretto chef, bartender e produttori a reinventare completamente le categorie del bere. Resta aperta una domanda fondamentale.

Ciò che sta accadendo nel Regno è una condizione eccezionale, legata a un contesto culturale specifico, oppure l’anticipazione di una trasformazione globale più ampia? Se il futuro dell’alta gastronomia è fatto di precisione sensoriale, consapevolezza del consumo, estetica del servizio e ricerca botanica avanzata, allora il fine drinking analcolico potrebbe non essere un’eccezione regionale. Potrebbe essere un nuovo standard internazionale. Per ora, una sola evidenza è incontestabile. Nel cuore del deserto, il significato stesso del bere è stato riscritto. E l’analcolico, per la prima volta, non rappresenta un’assenza, ma una presenza piena, complessa, irresistibilmente contemporanea.

Il Negroni 75 del Barfly by Buddha-Bar è un cocktail che combina il template di un classico Negroni, French 75 ed un Aperol Spritz. Il London Dry Gin si abbina all’iconico Campari Bitter, la parte di Vermouth viene scomposta ed arricchita dall’aggiunta di tre Sherry (Manzanilla, Oloroso e Pedro Jimenez).

Il cocktail viene pesato e con una precisa proporzione viene aggiunta acqua per replicare quella che sarebbe la diluizione in un mixing glass. La base del drink riposerà a -5 gradi, mentre la coppetta di servizio è in un freezer dedicato, dove al suo interno viene posizionata una pallina di gelato all’ Aperol Spritz e Yuzu preparato con il Paco Jet. Al momento del servizio, la base del Negroni 75 viene servita sopra il gelato, per poi essere arricchita da una generosa porzione di Champagne freddissimo. Il cocktail risulta essere elegante, adatto ad ogni ora del giorno ed è ad oggi uno dei best sellers della Negroni Lounge.

Negroni 75

Francesco Galdi, il bartender del Barfly by Buddha-Bar

Francesco Galdi, classe 1982, è nell’Ospitalità da sempre. Giramondo, ha aperto più di 40 bars e ristoranti in 4 Continenti. Sostiene che abbia mescolato il primo Negroni a 6 anni dietro il bancone del bar di famiglia, e non facciamo fatica a credergli. Si è fatto le ossa nei café storici Torinesi per poi ricoprire importanti ruoli nell’Hospitality Management. Di casa a Dubai, dove dirige il comparto Beverage e le Operazioni per il gruppo Buddha-Bar International. Il suo stile di miscelazione è inconfondibile, un perfetto equilibrio tra un approccio “playful” ed irriverente mescolato alle tecniche più moderne di miscelazione.
Francesco è stato proclamato Italy World Class Bartender of the Year 2018.

Francesco Galdi, Barfly by Buddha- Bar

Il Bar

Al primo sguardo, il Barfly by Buddha-Bar al Palm Jumeirah sembra un elegante cocktail club dubaino, ma al suo interno si cela una vera chicca: il Negroni Lounge, il primo spazio in Medio Oriente interamente dedicato all’iconico cocktail italiano. Qui, il Negroni viene celebrato come un rito: in versione classica, affumicata, rivisitata con infusi botanici o declinata in chiave tropicale con bitter esotici.

Negroni 75, il cocktail del Barfly by Buddha-Bar

Gli interni giocano con l’eleganza delle boiserie rosse, il velluto e la luce soffusa, creando un ambiente raccolto ma sofisticato, ideale per un pre-dinner o una serata all’insegna della mixology. In accompagnamento ai drink, una selezione di finger food che fonde suggestioni mediterranee e asiatiche, in perfetto equilibrio con la doppia anima del locale. Il Negroni Lounge è una meta obbligata per chi ama i grandi classici rivisitati con creatività e rigore tecnico.

Per preparare il cocktail Rayando el Sol, si comincia con la preparazione di un decotto alla papaia: si immergono 100 grammi di polpa di papaya fresca in acqua filtrata e si lascia cuocere a fuoco lento fino a quando la frutta risulta completamente cotta. Una volta pronto il decotto, si passa alla fase del drink. In un boston shaker si uniscono 40 ml di Moscatel Dorado Cesar Florido, 20 ml di gin un cucchiaino di whisky Fiorentis affinato in botti da Vin Santo e 40 ml del decotto di papaia appena realizzato.

Si shakerano energicamente tutti gli ingredienti con del ghiaccio fino a ottenere una temperatura ben fredda. Il cocktail si versa poi in un bicchiere medio-alto, colmandolo con altro ghiaccio. A completare il tutto, una cialda croccante di lamponi fermentati, fatta in casa, che funge da guarnizione. E voilà, Rayando el Sol è pronto per essere gustato

Il Bartender dietro il Rayando el Sol

Creare, sorprendere e coinvolgere i 5 sensi attraverso un cocktail. Lo fa da sempre Magdalena Rodriguez Salas, bar manager di Moon Asian Bar e Hires, i due rooftop panoramici dell’Hotel Valadier che si caratterizzano per le originali proposte di drink e menu. Originaria del Costa Rica, si avvicina al mondo della ristorazione sin da giovanissima frequentando corsi di cucina, pasticceria e bar. All’età di 20 anni arriva in Italia e dopo aver lavorato con ruoli diversi per me St. Regis Rome, InterContinental Rome Ambasciatori Palace, Hotel De La Ville, Hotel Vilòn, Hotel d’Inghilterra, nel 2017 arriva all’Hires.

Rayando el Sol

“Mi piace- racconta Magdalena - vedere la gente contenta e cercare di scoprire, analizzandone un po’ la psiche, i gusti del cliente.”. Fare un cocktail è come creare una fragranza,selezionare gli ingredienti e creare un loro equilibrio gustativo. Tra i suoi cocktail preferiti da preparare c’è il margarita che una donna cubana le ha insegnato a fare per la prima volta nel 2004 insieme al mojito.

Il Bar, Hi-Res

Sul rooftop panoramico dell’Hotel Valadier l’eterna bellezza di Roma si svela improvvisamente agli occhi. L’ambiente ricercato e informale, lo stile contemporaneo del design con le sue linee essenziali, l’atmosfera eterea e raffinata che muta con il passare delle ore, rendono l’Hi-Res un ristorante e cocktail bar unico, in continua evoluzione e trasformazione.

“A giugno l’High Restaurant & Terrace lounge - dichiara Da- niele Lassalandra, uno dei titolari di Groupe Valadier -cambierà volto con un restyling che lo renderà ancora più caldo e accogliente [...]” Gusto e creatività per una cucina tradizionale rivisitata in chiave moderna dall’executive chef Aldo Baglioni che esplora la cultura culinaria di diverse regioni d’Italia. Ad accompagnare il tutto 400 etichette di vini nazionali ed internazionali di pregio (di cui 50 etichette di bollicine) e grandi classici e originali cocktail preparati dalla bar manager Magdalena Rodriguez Salas.

Nella cornice contemporanea di The Social Hub Firenze Belfiore, due brand dal cuore combattivo hanno unito  le forze per dare vita a una serata senza precedenti. Da un lato Amaro di Quartiere, tributo liquido all’anima  fiorentina e al Calcio Storico; dall’altro Forged Irish Stout, la birra creata da Conor McGregor e simbolo della  Bare Knuckle Fighting Championship (BKFC), promotion che farà il suo debutto in Italia il 26 aprile al Pala  Wanny di Firenze.

Due realtà solo in apparenza lontane, unite invece da una stessa energia profonda: quella  della passione, dello sport e del rispetto per l’altro. L'appuntamento si è aperto con una sessione di  allenamento immersivo di boxe, condotta dal Coach Valeri alla scoperta delle tecniche base della nobile arte  del combattimento, della disciplina mentale e del rispetto che anima ogni gesto atletico. A seguire l’energia  si è spostata dal ring al bancone con un aperitivo speciale firmato Diego Assirelli, bartender del Bar Berni - Four Seasons Hotel Firenze. La sua cocktail list ha saputo interpretare con creatività e precisione i valori  condivisi dai due brand, trasformando il gesto del brindisi in un’espressione di identità, artigianalità e stile.  Quattro le ricette pensate per l'occasione, una per ogni quartiere rappresentato nel calcio storico, che  prendevano i nomi da alcuni degli incontri più interessanti in programma il prossimo 26 aprile.

Gli ospiti hanno  così potuto assaggiare un "Camozzi vs Bicchi", caratterizzato da Amaro di Quartiere Bianco - squadra per cui  gioca il fiorentino Andrea Bicchi-, liquore al caffè e Birra Forged; o ancora il Franco vs Sweeney con Amaro di  Quartiere Rosso, soda al pompelmo e succo di lime.

"Firenze, con la sua storia legata al Calcio Storico, è il palcoscenico perfetto per il debutto italiano di BKFC e noi  siamo felici di poter fornire il nostro contributo", afferma Cosimo Cappelli, fondatore di Amaro di Quartiere.  "Questa città incarna lo spirito del combattimento e della determinazione da sempre, valori che si riflettono  pienamente nella BKFC. Il Calcio Storico è un simbolo di tradizione e coraggio, e ci piace pensare che questa  promotion, con il suo approccio innovativo e al tempo stesso ancestrale al combattimento, possa continuare  a raccontare questa stessa storia, ma con un taglio moderno e internazionale. Inoltre, è per noi un grande  onore sostenere il nostro campione fiorentino, Andrea Bicchi, che per la prima volta combatterà proprio nella  sua città da professionista, nell’incontro per il titolo BFKC contro Chris Camozzi." 

Incontro fra Titani ha rappresentato molto più di un semplice evento: è stato un manifesto. Un inno all’onore,  alla ritualità dello scontro leale, e alla capacità del bere consapevole di diventare ponte tra storie, corpi e  gener

A Pasqua, le pasticcerie e i maestri cioccolatieri italiani propongono dolci che uniscono creatività e ricerca degli ingredienti.

Jacopo Pistone firma due nuove colombe per chi cerca un'interpretazione originale del classico lievitato: la Colomba Special al Cioccolato, con impasto al cioccolato fondente 45% e gocce di cioccolato, e la Colomba Limited Edition con mela annurca candita e caramello, realizzate a mano nel laboratorio torinese di Cibrario.

Cristalli di Zucchero, pasticceria romana guidata da Marco Fontana e Daniele Salari, celebra la Pasqua con uova artigianali di cioccolato bianco o fondente, disponibili su richiesta con personalizzazione. Le eleganti confezioni trasparenti ne fanno un'ottima idea regalo.

Cresci, vicino al Vaticano, propone la sua colomba classica all’arancia, disponibile anche a fette nel locale. Realizzata con lievito madre e ingredienti selezionati, tra cui burro italiano e canditi bio, si distingue per un packaging illustrato che racconta la favola del dolce.

Ziccat, storica cioccolateria torinese, propone uova di Pasqua che spaziano dall’eleganza dell’Uovo argentato alla golosità dell’Uovo con granella di pistacchio. Per i più piccoli, le versioni divertenti includono l’Uovo Ranocchio e il Coniglietto pasquale.

Giacomo e Davide Boidi della cioccolateria Giraudi di Castellazzo Bormida realizzano uova in sette varianti e ovetti ripieni o duri, decorati e confezionati a mano. La lavorazione artigianale rende ogni pezzo unico e irripetibile.

Alberto Vitaro, dell'Alta Cremeria Vitaro in Calabria, propone uova artistiche ispirate a Klimt e ai Lego, accanto a colombe tradizionali e varianti al caffè e al pistacchio, mantenendo il focus su sostenibilità e filiera corta.

Luca Ludovici, chef di ConTatto a Frascati, esordisce nella produzione di uova di cioccolato fondente 70%, realizzate con cioccolato stagionato in grotta in collaborazione con la Cimina Dolciaria di Capranica.

Salvatore Morello, chef di Inkiostro a Parma, debutta con tre colombe: classica, triplo cioccolato e cioccolato bianco e amarena, prodotte a tiratura limitata e ispirate alla sua esperienza nel mondo della pasticceria.

Jacopo Chieppa, stella Michelin al ristorante Equilibrio di Dolcedo, propone quattro colombe: gianduia, classica con uvetta macerata nel Pigato, "Coccola" con cioccolato bianco e olive, e una con olio extravergine in sostituzione parziale del burro.

Bonfissuto rende omaggio all’uovo di Pasqua con il Panettuovo, lievitato ricoperto di cioccolato bianco, pistacchi e nocciole, e con l’Uovo di cioccolato Ruby, ricoperto di crumble di frutti rossi con sorpresa interna.

Pistì introduce una colomba con impasto classico, arricchita da pistacchi, ananas e albicocca, bilanciando dolcezza e croccantezza per un risultato armonioso e sorprendente.

Vincente Delicacies propone la colomba Persica, che abbina cioccolato extra fondente, pesche e pistacchio, ispirandosi alla Sicilia come terra di contaminazione culturale e gastronomica.

Lorenzetti presenta una colomba artigianale alle albicocche, arricchita da miele e burro, con farina integrale macinata a pietra per un lievitato fragrante e ricco di profumi.

Pasticceria Tomarchio rimane fedele alla tradizione, con colombe al cioccolato o al pistacchio, mentre Pasticceria Tabiano introduce la colomba Grani Antichi, realizzata con orzo biologico del territorio di Parma per un impasto leggero e aromatico.

Pasticceria Tabiano propone la colomba classica e la colomba Grani Antichi: Realizzata con orzo biologico del territorio di Parma, noto come Orzo del Miracolo, questa colomba si distingue per il suo colore naturalmente scuro e il suo sapore delicato. L’impasto, caratterizzato da un basso contenuto di burro, uova e zucchero, dona una consistenza leggera e fragrante, perfetta per chi cerca un dolce equilibrato e raffinato. Il tutto arricchito da una bagna dello stesso orzo.

Pasticceria Lombardi Propone la colomba tradizionale con arancia candita e l'uovo di cioccolato classico decorato e incartato a mano.

Gilli, la storica caffetteria e pasticceria fiorentina dal 1733, è pronta a deliziare i palati con una collezione esclusiva di dolci artigianali, disponibili da oggi in store e online. Un'ode alla tradizione che si unisce all'innovazione, grazie a ingredienti di altissima qualità e a un'attenzione artigianale che si tramanda da generazioni e che oggi passa dalle sapienti mani del Maestro Massimo Davitti insieme a Ivan Santoro, da poco membri dell'associazione Ambasciatori Pasticcieri dell'Eccellenza Italiana (APEI).

Protagonista indiscussa della Pasqua, la Colomba firmata Gilli è realizzata con un doppio impasto e una lievitazione naturale di 36 ore con lievito madre vivo, per garantire una straordinaria morbidezza e un gusto avvolgente. La colomba si presenta in tre varianti di gusto: Tradizionale, impreziosita da cubetti di arancia candita, pasta d'arancio fresco candito e bacche di vaniglia, il tutto avvolto in una croccante glassa di mandorle; al Pistacchio, per un'esplosione di gusto con gemme di cremino al pistacchio, cioccolato bianco e pura pasta di pistacchio Sicilia, ricoperta da una golosa glassatura al pistacchio; al Cioccolato, ovvero un'esperienza intensa per gli amanti del cacao, con impasto arricchito da gemme di cioccolato fondente e al latte, il tutto completato da una glassa mandorlata al cacao.

Per celebrare la Pasqua con dolcezza, Caffè Gilli propone una raffinata selezione di uova e soggetti pasquali in cioccolato, realizzati con le migliori varietà di cacao e lavorati con maestria. La collezione presenta animali di cioccolata (Pulcino, Pecorella, Calimero al latte, Calimero fondente, Gallina al latte, Gallina fondente, Bunny al latte, Bunny fondente), i cofanetti di ovetti da 9 e 16 pezzi e le Uova così suddivise

Fever-Tree, il primo brand di mixer premium, presenta l’esclusivo Calendario dell’Avvento per gli appassionati di mixology che amano sperimentare nuove combinazioni direttamente a casa e scoprire così nuovi abbinamenti. Un regalo perfetto per sé e per gli amici per concedersi un vero e proprio viaggio nel mondo dei cocktail con creatività, gusto e divertimento in attesa del Natale.

Il calendario dell'avvento di Fever-Tree
Il calendario dell'avvento di Fever-Tree

24 caselle da “aprire” giorno dopo giorno per un totale di 12 lattine Fever-Tree, disponibili in sei varianti, a cui abbinare altrettante mini size di spirits, selezionate tra i brand rappresentati da Velier. Tra queste, figurano grandi classici come Hendrick's Gin e Tito's Vodka, insieme a proposte come il Nikka Super Japanese Whisky e i prodotti analcolici Everleaf.

Il Calendario dell’Avvento Fever-Tree è disponibile a partire da inizio novembre presso i punti vendita di Esselunga e Carrefour, su Amazon e nelle migliori enoteche.

Cos'è Fever-Tree

Fever-Tree è la prima gamma di mixer super-premium lanciata nel 2005 a partire da una ricerca mirata delle migliori botaniche presenti sul mercato. A differenza della maggior parte delle bibite presenti oggi, che sono conservate con benzoato di sodio o sostanze simili o che prevedono l’utilizzo di dolcificanti artificiali (come la saccarina), Fever-Tree, per volontà dei due co-fondatori Charles Rolls e Tim Warrillow, utilizza solo ingredienti naturali, senza additivi o conservanti.

Fever-Tree calendario dell'avvento

La Tonica Fever-Tree, punta di diamante della gamma, prevede l’impiego della miglior qualità di chinino proveniente dal confine tra Ruanda e Congo e miscelato con acqua di fonte e otto diverse botaniche, includendo rari ingredienti come gli estratti di calendula e arancia amara proveniente dal Messico. Tutti i mixer Fever-Tree sono contraddistinti da un’elevata effervescenza, fatta di piccole bollicine che creano una sensazione morbida e delicata al palato. In ogni mixer della gamma le bolle hanno il compito di trattenere il gusto delle botaniche e arricchire gli aromi dei distillati.

La prestigiosa guida delle Pizzerie conferma i “Due Spicchi” e incorona il locale di Barberino per la qualità della proposta di bere miscelato

È a Barberino del Mugello, la pizzeria italiana che offre il migliore abbinamento con i cocktail. Lo ha stabilito la prestigiosa guida Pizzerie d’Italia 2025 del Gambero Rosso, che nel corso della cerimonia andata in scena a Napoli alla presenza dei migliori maestri italiani dell’arte bianca ha assegnato ad Elementi Cocktail & Pizza il premio speciale per la Miglior proposta di bere miscelato, sponsorizzato da San Pellegrino.

Il Team di Elementi
Il Team di Elementi Cocktail e Pizza

Per il locale di via del Pozzo inaugurato nel 2019, che da poco più di un anno ha aperto i battenti anche a Prato, si tratta di un riconoscimento che fa il paio con la conferma dei “Due Spicchi”. Una grande soddisfazione sia per il pizzaiolo Roberto Cordioli che per la proprietà, creata dai soci Tommaso Sarti, Domenico Varone, Lorenzo Gironi, Benedetta Berti, Fabio Buccino e Francesco Giuntini.
Per chi lavora nel nostro settore – spiegano i fondatori di Elementi Cocktail & Pizza - i premi e i riconoscimenti sono si una soddisfazione ma allo stesso tempo anche una riconferma che si sta andando nella direzione giusta. Siamo molto orgogliosi di aver raggiunto questo grandissimo obbiettivo e siamo sicuri che ci servirà da stimolo per continuare a crescere così. Ringraziamo in particolare Gambero Rosso per aver reso possibile tutto questo e San Pellegrino per il premio assegnatoci”.

Il pairing di Elementi Cocktail e Pizza
Il pairing di Elementi Cocktail e Pizza

A convincere gli ispettori del Gambero Rosso è stata la caratteristica, comune alle pizzerie di Barberino di Mugello e di Prato, di affiancare a ogni pizza presente in carta un’ampia selezione di cocktail. La proposta beverage parte da una serie di distillati e liquori, cui si aggiungono preparazioni home made di sciroppi, cordiali e Clean Ice, pensata per trovare la corrispondenza di sapore tra il piatto e il bicchiere. Non a caso, pur presentandosi come una pizzeria, Elementi è nell’elenco dei migliori cocktail bar d’Italia per la rivista di settore Blue Blazer. “La proposta cocktail di Elementi – confermano i titolari - si basa su tre principi fondamentali: la voglia di sorprendere il cliente, la qualità delle materie prime e il pairing con la proposta food. Quando creiamo un cocktail partiamo da una materia prima di stagione e cerchiamo di trasformarla in qualcosa che i nostri clienti non hanno mai bevuto”.

Come partner ufficiale de La Terrazza durante l’evento, la famiglia scozzese che ha creato il gin Upperhand lancia il suo primo Single Malt.

Dall'esperienza della famiglia italo-scozzese Lafferty, già nota per il successo del gin Upperhand, nasce un nuovo distillato destinato a conquistare gli appassionati: il Lafferty’s Single Malt, uno scotch whisky di rara raffinatezza affinato in botti di Vinsanto. Questo esclusivo distillato farà il suo debutto ufficiale in un contesto altrettanto prestigioso: l’81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in programma dal 28 agosto al 7 settembre, evento che ogni anno si conferma come un palcoscenico di eccellenza a livello mondiale, riservato solo alle più straordinarie creazioni artistiche e culturali.

Lafferty’s Single Malt
Lafferty’s Single Malt

Il Lafferty’s Single Malt rappresenta il perfetto incontro tra la tradizione scozzese e l’eleganza italiana. Realizzato con malti selezionati dalle migliori regioni della Scozia e affinato in botti di Vinsanto italiane, questo whisky incarna l'artigianalità che distingue da sempre il marchio Lafferty and Sons. La famiglia Lafferty, sotto la guida di Claudia Lafferty e di suo marito Alberto Borin, veneto ed ex campione di judo, ha fuso le sue radici culturali in un prodotto che unisce il carattere scozzese con un tocco mediterraneo, rendendolo unico nel suo genere. Presentare questo distillato su La Terrazza, presso l’Hotel Excelsior, in occasione della Mostra del Cinema di Venezia non è solo un omaggio alla città lagunare, ma anche un riconoscimento del valore esclusivo di un evento che rappresenta il massimo della qualità e dell’innovazione nel panorama internazionale. Qui, tra opere cinematografiche d'avanguardia e creatività senza confini, il Lafferty’s Single Malt trova la sua cornice ideale, affiancandosi agli altri prodotti di punta della Lafferty and Sons, come l'Upperhand Gin e l’Archy London Dry Gin.

La bottiglia di Lafferty's Single Malt
La bottiglia di Lafferty's Single Malt

La bottiglia di questo nuovo scotch whisky, ispirata all’arte vetraria di Murano, sottolinea l’omaggio alla città di Venezia e il legame indissolubile tra le tradizioni scozzesi e italiane Un’opportunità irripetibile per gli appassionati di cinema, ma anche per gli amanti dei distillati di qualità, che potranno scoprire e apprezzare l’intera gamma di creazioni firmate Lafferty and Sons, testimoni di una tradizione che si distingue per la sua esclusività e ricercatezza.

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