Gin d’isola, profumo di mare, di terra e di vento.

Agosto 1, 2025

Distaccarsi dal “continente” è più di una scelta geografica, è una dichiarazione d’intenti. Essere circondati dal mare rallenta il ritmo dei pensieri e dona una sensazione di pace inspiegabile, sarà che i problemi non hanno ancora imparato a nuotare?

Isola

Chiunque porta nel cuore un’isola, e spesso non bisogna nemmeno esserci nati per godere del senso di appartenenza ad un luogo così viscerale come può essere un lembo di terra distaccato dal mondo. Ci sono isole, però, che non hanno bisogno di essere visitate. Basta un sorso per sentirne il vento, assaporarne la luce, intuirne il paesaggio. Profumano di sale, di resina, di fiori selvatici. E quando si condensano in una bottiglia di gin, diventano esperienze da bere. Dalla Grecia alla Scozia, passando per Sicilia, Sardegna e Minorca, ecco cinque gin che raccontano la propria isola invitando gli appassionati alla fuga.

Votanikon Gin – Isola di Chios (Grecia)

Votanikon è un omaggio all’anima botanica della Grecia, alle sue terre arse dal sole e alle sue coste battute dal vento. Le sue botaniche, selezionate da ogni angolo del territorio, raccontano un Paese fatto di contrasti armoniosi tra terra e mare, e prendono vita nella più grande distilleria della Grecia, la stessa che produce anche Skinos Mastiha.

Protagonista assoluta è naturalmente la Mastiha di Chios, resina vegetale ottenuta dal lentisco che con le sue note fresche imprime una firma inconfondibile. Accanto a lei, lo zafferano di Kozani aggiunge un tocco caldo e complesso, mentre la camomilla raccolta nel Peloponneso, il dittamo dell’isola di Creta e l’origano selvatico della penisola del Mani contribuiscono con sfumature speziate e aromatiche.

Il ginepro, proveniente dalla Macedonia, dona infine profondità e robustezza alla miscela. Questo Dry Gin, secco e complesso, classico nell’impostazione ma ricco di sostanza e personalità, all’olfatto si apre con la nettezza del ginepro, subito affiancato da suggestioni di mastiha, tè e cannella. Il sorso è pieno, rotondo, attraversato da note agrumate che ne amplificano la ricchezza. Il finale, lungo e avvolgente, invita a tornare al calice per scoprirne ogni sfumatura.

Gin Xoriguer – Mahon, Minorca (Spagna)

Minorca, isola delle Baleari e Patrimonio UNESCO, custodisce una delle storie più affascinanti del gin mediterraneo. Durante il dominio britannico nel XVIII secolo, gli artigiani locali iniziarono a distillare gin per i marinai della Royal Navy. Nacque così una tradizione che porta oggi il nome di Gin Xoriguer, considerato il più antico del Mediterraneo, con documenti che ne attestano la produzione fin dai primi del Settecento.

Il nome attuale fu adottato nel 1940, dopo che un’esplosione distrusse la distilleria. Miguel Pons, ex dipendente, la rilevò e ne ricreò la ricetta, che oggi porta il nome del mulino di proprietà della sua famiglia. Ancora oggi il gin viene prodotto con metodi artigianali: ginepro dei Pirenei selezionato a mano, essiccato per due anni, distillato in alambicchi di rame - che hanno fino a 300 anni - alimentati a legna.

Gli ingredienti sono solo tre: alcol di vino, ginepro e acqua. La bottiglia rievoca le tradizionali caraffe in terracotta usate un tempo per servirlo. Floreale al naso, con accenni di rosa bianca e gelsomino, secco e aromatico al palato, può vantare di essere l’unico gin al mondo con una denominazione d’origine protetta: Gin de Mahón-Menorca.

Etna Gin – Giarre, Sicilia (Italia)

Da una parte il vulcano, dall’altra il mare. Nel mezzo, un giardino rigoglioso che ha il profumo degli agrumi e il carattere selvatico della macchia mediterranea. Etna Gin nasce nel cuore di Giarre, distillato in Corso Italia, -una delle principali arterie della cittadina etnea- non poteva che incarnare tutta la generosità della Sicilia orientale.

Le botaniche – tra cui ginepro, finocchietto, salvia, rosmarino, pepe nero, menta, agrumi e il carciofino selvatico dell’Etna – cresciute e nutrite dal sole della trinacria vengono lavorate con cura – secondo il metodo tradizionale- per creare un distillato equilibrato, dove l’aromaticità si sposa con la freschezza esaltando ogni materia prima che lo forma. Al naso è solare, al palato sorprende per la rotondità, aromatico e floreale. Un gin che parla con l’accento siciliano e profuma di terra viva.

Solo Wild Gin – Sardegna (Italia)

Il Solo Wild Gin di Pure Sardinia - marchio che fa dell’identità e della sostenibilità la sua cifra stilistica - è un distillato unico nel panorama dei gin artigianali italiani. Monobotanico, nasce esclusivamente da bacche di ginepro selvatico raccolte a mano lungo le coste incontaminate della Sardegna. Nessuna spezia, nessun agrume: solo il cuore aromatico del ginepro, lavorato con cura attraverso un’infusione alcolica prolungata e una lenta distillazione in alambicco di rame.

Al naso sprigiona note resinose, balsamiche e marine, con echi di pineta e macchia mediterranea. Al palato è oleoso, secco, con un finale persistente che racconta la terra da cui proviene. Autentico e senza compromessi, è perfetto liscio o in un Gin Tonic essenziale, con tonica neutra e scorza di limone. È un gin che non cerca l’effetto, ma l’essenza: quella di un territorio selvaggio e potente, raccontato attraverso un solo ingrediente e una grande maestria. Una scelta radicale, che diventa poetica per chi sa ascoltarla.

Isle of Harris Gin – Ebridi Esterne, Scozia

Se vi parlassero di sabbia bianchissima, mare cristallino e paesaggi incontaminati penserete di essere, oltre che in un sogno molto costoso, sicuramente ai Caraibi. Ma se vi dicessi che siamo nel nord della Scozia? Stiamo parlando dell’isola di Harris, soprannominata “i Caraibi della Scozia”, dove nel 2015 è nata una distilleria con un sogno: diventare il cuore della comunità, simbolo della rinascita locale e dare finalmente un motivo valido alle nuove generazioni per restare.

Qui, nel villaggio di Tarbert, prende vita Harris Gin, un super premium dal carattere marino, distillato in un piccolo alambicco di rame con nove botaniche che raccontano l’isola. L’ingrediente simbolo è la Sugar Kelp, un’alga raccolta a mano da subacquei locali, che dona al gin note iodate, fresche, profonde. Anche la bottiglia – disegnata da Stranger & Stranger – è un omaggio alle onde e alle correnti dell’oceano.

Cristallino nel bicchiere, Harris Gin si apre al naso con ginepro e pino. Il sorso è secco, con agrumi e spezie che si intrecciano a un elegante umami. Il finale è lungo, salino, indimenticabile, come l’isola che gli dona il nome e l’Atlantico che gli ha forgiato l’anima.

Cinque isole, cinque gin, cinque anime diverse. Ognuno parla una lingua propria – a volte aspra, a volte dolce – ma tutti raccontano storie di radici e di orizzonti. Che si tratti di una ricetta ancestrale o di un progetto recente, il gin insulare è un modo per sentire la terra anche quando si guarda il mare.

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