
La costiera si misura in verticale. È uno scontro continuo tra la roccia calcarea e il blu del mare, una striscia di asfalto stretta che costringe a rallentare, a cambiare marcia, a respirare. Luglio, da queste parti, ha un rumore e un profumo preciso: è il rombo dei motorini che tagliano le curve a gomito, l’odore di asfalto scaldato dal sole che si mescola alla salsedine e quella luce accecante che solo la pietra riflessa sull’acqua sa regalare.
Il nostro itinerario ha inizio nella piana vulcanica di Pompei. Qui i romani hanno codificato il concetto di otium, quel buon vivere indissolubilmente legato alla terra, al vino, al tempo lento e alla materia prima. Oggi, quella stessa identità ha scavalcato il promontorio, arrampicandosi sulle falesie e specchiandosi sul mare, ridisegnando completamente la mappa dell’ospitalità campana. Nasce così un viaggio che tocca le due Costiere, l’Amalfitana e la Sorrentina, unendo il silenzio aristocratico di Ravello, la verticalità mondana di Positano e l’energia d’avanguardia di Sorrento.
Diverse tappe concrete, fatte di storie umane e visioni imprenditoriali capaci di spazzare via ogni vecchio cliché da cartolina.

Il punto di partenza si sviluppa nel cuore di Pompei, a ridosso della storia millenaria degli scavi. È qui che l’antica ricerca del benessere trova la sua traduzione contemporanea all’interno dell’Habita79, hotel 4 stelle affilato al circuito internazionale Marriott. Ricavato dal restauro totale di un imponente edificio neoclassico, la struttura accoglie l’ospite con un impatto visivo netto e un nome che racchiude un destino: quel “79” infatti, oltre ad indicare il numero di camere, è un richiamo esplicito all’anno della storica eruzione del Vesuvio (79 d.C.) che ha cristallizzato la città nel tempo.
Gli spazi interni sono stati interamente pensati per modernizzare il concetto dell’antica domus pompeiana: una commistione dove il design contemporaneo, lineare e ad alta tecnologia, convive con opere d’arte dedicate proprio al sito archeologico più bello del mondo. Un’atmosfera curata in ogni dettaglio che ha il merito di alzare nettamente l’asticella dell’ospitalità locale e che trova il suo culmine sul punto più alto dell’edificio.
Salendo al quinto piano, infatti, si apre il The Roof Pompei, il modernissimo rooftop panoramico che domina la città e offre una vista diretta sul Vesuvio. Qui l’atmosfera cambia e a dettare i tempi e la linea del bancone c’è il Bar Manager Ferdinando Longobardi. È lui a governare la proposta di mixology di questo spazio esclusivo, offrendo una visione strutturata che accompagna l’ospite nel momento esatto in cui il sole scende e l’aria della piana vesuviana inizia a rinfrescare.

Il The Roof diventa così il primo pit stop essenziale: un momento di decompressione totale prima di girare la chiave nel quadro, superare il valico e affrontare la monumentalità delle Costiere.

Lasciandosi alle spalle il panorama di Pompei e risalendo la dorsale dei Monti Lattari, si cambia scala e orrizzonte. Si entra così a Villa Cimbrone, una delle mete più esclusive e fotografate al mondo. La cosa straordinaria che emerge da questo luogo è che, fin da subito, si respira l’anima di una grande casa, difesa e gestita da una famiglia unita tra cugini, zii e nipoti (ben diciotto in totale, con quattro di loro stabilmente operativi) che si tramanda la responsabilità di questo paradiso da generazioni.
«Un tempo gli ospiti dell’albergo vivevano e giravano per la struttura insieme a noi della famiglia», racconta Francesca Lanzieri, Event Coordinator di Villa Cimbrone e quinta generazione della famiglia. «L’attuale area del front office era la cucina di mia nonna. Nel 2004 c’è stato un importantissimo intervento di rinnovo che ha trasformato la Villa in un albergo a cinque stelle con 19 camere. Mia nonna la si vede ancora in giro, va e viene ed è tuttora la vera padrona di casa! Inoltre, dove oggi si trova il ristorante, prima c’era una zona con il camino dove d’inverno ci univamo tutti quanti per pranzare insieme», continua Francesca.
Oggi Villa Cimbrone è l’epicentro mondiale del destination wedding di altissimo livello, un mercato prevalentemente internazionale che sta cambiando radicalmente le regole del gioco anche sul fronte del bere. Gli stranieri non cercano più l’open bar standardizzato a fine serata: pretendono una cura millimetrica, l’estetica del minimalismo e cocktail d’autore eccezionali capaci di accompagnare gli ospiti per tutta la durata dell’evento. Richieste che impongono sfide logistiche enormi, tra station mobili da montare e smontare continuamente nei diversi spazi della tenuta, come la celebre terrazza del Belvedere e la Cripta.

A governare questa complexity, dietro il bancone del V Lounge Bar, c’è Gian Maria Bianco, Head Bartender Mixologist con un passato in colossi dell’hotellerie come Belmond. Il suo è un ritorno alle radici: «Io vengo da Tramonti, che è l’unico comune interamente montano della Costiera Amalfitana. A quindici anni ho iniziato negli stabilimenti balneari, poi sono entrato nel mondo dell’hotellerie. Sono tornato a Villa Cimbrone subito dopo il Covid. Ci siamo guardati in faccia e ci siamo chiesti cosa volessimo fare. La risposta è stata ‘Costruire qualcosa di importante’».

È da questa ambizione che ha preso vita una Cocktail List in grado di unire avanguardia internazionale e cultura pop partenopea, ispirata al Bloomsbury Group che storicamente frequentava la Villa, ma legata a doppio filo alla Smorfia Napoletana. Dieci signature drink, ognuno associato a un nome e a un numero, che gli ospiti (volendo) hanno la possibilità di scegliere lanciando il dado.
Il legame con la terra qui è viscerale, reso possibile dall’orto storico della Villa, «Abbiamo la fortuna di avere un orto a disposizione da cui attingiamo direttamente per le nostre creazioni», spiega Gian Maria. «Produciamo noi stessi le materie prime, come la marmellata di albicocche che utilizziamo per il cocktail ‘O’ Pazz’ (22). Tra le altre proposte ci sono ‘La Paura’ (il 90), caratterizzato da un estratto di carota, e ‘O’ Curnciell’ (il 49) con peperone arrostito. C’è poi ‘Il Cornuto’ (il 12), che è un po’ il simbolo di questa carta: è un drink amatissimo. Questo legame con la terra e l’autoproduzione è un aspetto fondamentale della nostra identità».
Un approccio che ha portato il bar a rientrare tra i primi 10 bar d’hotel in Italia per i Bar Awards di Bar Giornale, educando anche i clienti più tradizionalisti a varianti uniche come lo “Spritz di Cimbrone” con frutti rossi e lime o drink strutturati, uscendo dal solito binomio commerciale di Aperol e Limoncello.
Questo dialogo profondo tra l’uomo e la terra si riflette anche nell’immenso giardino della tenuta (si parla di ben sei ettari), come conclude Francesca: «Il giardino conserva tutti gli elementi tipici dello stile inglese, concepito da Lord Grimthorpe per rappresentare un profondo momento di incontro e dialogo tra la natura e l’uomo. L’obiettivo è lasciare l’ospite proprio con questo dualismo: la dimostrazione di come l’essere umano e la natura possano convivere nel pieno rispetto reciproco».

Scendendo da Ravello e imboccando i tornanti dell’Amalfitana, la verticalità si fa estrema man mano che ci si avvicina a Positano. Qui, scendendo lungo le pendenze di Viale Pasitea e la celebre Scalinatella che taglia il paese fino alla spiaggia, si incontra Enza Positano.
La struttura un tempo era un albergo con quindici stanze rimasto chiuso a lungo, ma quest’anno la terza generazione della famiglia proprietaria, guidata da Gianfranco Buonocore, ha deciso di rivoluzionare tutto, introducendo un concept che a Positano mancava completamente: l’abbinamento tra pizza di altissima qualità e cocktail ricercati. Il nome è un omaggio affettuoso a Nonna Enza, la storica titolare del vecchio albergo, il cui ricordo vive ancora nello splendido albero di fico che domina la terrazza. Un legame con il passato che si scontra ironicamente con una delle viste più spettacolari del luogo: «Scusateci per la vista, cercheremo di migliorarla per l’anno prossimo». È la battuta che lo staff riserva ai clienti estasiati dal panorama.

Proporre pizza e mixology a Positano è stato un azzardo lucido per differenziarsi dai flussi turistici tradizionali, puntando tutto sull’eccellenza grazie alla consulenza con Ivano Veccia, noto pizzaiolo di Ischia. La Drink List è essenziale: i signature prendono i nomi dei passi della Scalinatella (Watch your Step, Pit Stop…) e sono pensati per sposare le diverse consistenze delle pizze in menu.
Il vero gioiello di esclusività della struttura resta però il suo terrazzino privato, unico nel suo genere lungo tutta la costa: con un solo tavolo riservato a un massimo di quattro o cinque persone, questo spazio intimo e sospeso sul vuoto è diventato una delle mete più ambite e segrete della Costiera Amalfitana per proposte di matrimonio e cene dall’assoluta riservatezza.
Il viaggio si conclude a Sorrento, l’hub dove convergono le storie più innovative della Penisola e che fa da sponda ideale a realtà d’eccellenza come il Grand Hotel Europa Palace, il Maya Beach Experience, dove la proposta sul mare si arricchisce grazie alla cucina dello chef Maurizio Elefante, e lo Shub.

Partendo proprio dal mare, il Maya Beach Experience è un beach club esclusivo incastonato nella roccia della costa di Massa Lubrense, nato nel 2020 e già affermato a livello internazionale. Dotato anche di circa trenta camere annesse, il club è celebre in tutto il mondo per i suoi eventi e i suoi party al tramonto con dj e artisti di primissimo piano: l’anno scorso, ad esempio, l’evento di chiusura della stagione ha visto come protagonista Joseph Capriati in un set memorabile.
La vera novità riguarda la sua nuova area con appena cinquanta lettini, battezzata Lido Parthenope, per richiamare un’atmosfera puramente napoletana, la cui gestione a 360°, con un focus totale sulla proposta bar, è stata affidata interamente alla squadra dello Shub.

Questo sodalizio estivo sul mare non è affatto casuale, perché la firma che si trova sui lettini del Lido Parthenope nasce proprio a pochi passi da Piazza Tasso, risalendo la costiera fino al cuore di Sorrento. È qui che si nasconde lo Shub, il secret bar nato dalla passione dei fratelli Izzo (proprietari di Piazzetta Milù) e guidato oggi da Valerio Izzo e la moglie Anna Candela.
Gestire un locale è un lavoro di equilibrio costante, basato su una visione chiara, «Ho una mente molto predisposta al teamwork», racconta Anna, «ai ragazzi dico sempre: facciamo le cose insieme, diventiamo qualcuno insieme. Per me sono una famiglia, e io e Valerio cerchiamo sempre di spronarli a fare quel passo in più. Parliamo sempre di lavoro, certo, ma il rapporto umano resta la cosa fondamentale».
Il locale si sviluppa su due livelli: ad accogliere gli ospiti all’ingresso è una scenografia wine room con un’importante selezione di bollicine e vini, affiancata da un bancone dedicato ai grandi classici della miscelazione.
Scendendo un piano più in giù si arriva al cuore della struttura: il Secret Hub, uno speakeasy intimo e avvolgente. È qui che prende vita la nuova drink list battezzata “Bacio all’Italiana”, un viaggio gustativo e sensoriale che parte da una filosofia profonda ed evocativa che ruota attorno al bacio inteso come il gesto più antico, universale e trasversale, capace di raccontare storie di complicità, passione e memoria oltre le parole. L’idea è quella di un viaggio emotivo che traduce i diversi modi di vivere e interpretare questo contatto in miscelazioni contemporanee e dal forte impatto pop, con signature dai nomi evocativi come “Fichissimo”, “Dirty Clear Paloma”, “Pesto Negroni”, “Tispy Gelato”, “Spicy Papi”, “Double Passion".

Dal dinamismo contemporaneo dello Shub, la giornata trova il suo compimento ideale nella quiete del Grand Hotel Europa Palace, struttura storica rilevata dalla famiglia Manniello (già proprietaria del Grand Hotel La Favorita e dello storico ristorante O’Parrucchiano). Sospeso su un costone di roccia con una vista iconica sul Golfo, l'hotel sta vivendo una metamorfosi senza precedenti. La proprietà, infatti, ha investito e sta investendo molto per il restyling radicale delle 67 camere (che archivia l'estetica degli anni '60 in favore di un lusso contemporaneo e minimale), con l'obiettivo di passare l'anno prossimo alla categoria cinque stelle lusso.
I veri valori aggiunti restano la spettacolare terrazza panoramica sospesa sul Golfo e l'accesso esclusivo alla spiaggia privata con beach club, un angolo di paradiso comodamente raggiungibile direttamente dall'hotel.

Questi luoghi, quindi, non sono solo mete da attraversare, ma storie da scoprire. Il vero lusso qui non è il panorama, ma la visione di chi ha saputo trasformare l'accoglienza (e non solo) in qualcosa di profondamente autentico.
