
Nel cuore della National Gallery di Londra, tra capolavori di Caravaggio e Turner, si nasconde un altro tipo di arte: quella culinaria. È firmata Giorgio Locatelli, chef stellato che ha fatto della cucina italiana una bandiera da sventolare con orgoglio, nonché volto popolare in quanto giudice di MasterChef Italia da ormai otto stagioni.
Il nuovo ristorante, Locatelli at the National Gallery, è più di un’esperienza gastronomica: è un ponte tra cultura, bellezza e sapore. Lo abbiamo incontrato per parlare di questo nuovo progetto, ma anche di drink, contaminazioni e identità.

“È nata quasi per caso, come opportunità sulla quale ci siamo buttati. La National Gallery cerca- va un partner per una ristorazione democratica ma di alto livello per la nuova Sainsbury Wing. L’arte visiva ha sempre avuto una forte connessione con la cucina: entrambe raccontano storie, emozioni, cultura. Quando mi è stato proposto questo spazio straordinario, ho pensato che portare lì un pezzo d’Italia non fosse solo un’opportunità, ma un dovere. Volevamo un ristorante che non fosse solo “dentro” la National Gallery, ma che ne fosse parte integrante”.
“Un’esperienza immersiva, che celebra l’italianità in tutte le sue sfaccettature: dai sapori ai profumi, dai materiali scelti per gli arredi al tono di voce del servizio. Il nostro obiettivo non è stupire con tecnicismi, ma far sentire gli ospiti accolti come a casa, pur essendo in un contesto d’altissimo profilo. Tutto è pensato per dialogare con la bellezza che si respira tra le sale del museo”

“Volevamo che fosse un’estensione della nostra cucina. Non solo abbinamenti con il cibo, ma vere e proprie storie liquide. Abbiamo coinvolto alcuni tra i migliori mixologist italiani — da Simone Caporale a Salvatore Calabrese — ognuno dei quali ha firmato un cocktail iconico. C’è il mio Giorgio’s Negroni, ovviamente, ma anche creazioni come La Scuderia o El Resentin, che giocano con tradizione e innovazione. E poi una selezione di drink analcolici pensata con la stessa cura”.
“In modo naturale. Alcuni dei nostri antipasti si sposano magnificamente con i bitter del Negroni o l’acidità di un Breakfast Martini. Un piatto di pasta fresca può trovare un eco in un Sicilian Lemonade o, per i più audaci, in un Bloody Mary speziato al miso e wasabi”.

“Assolutamente sì. L’identità italiana è fortissima, ma non può essere una prigione. Deve evolvere, contaminarsi. In carta abbiamo ingredienti tradizionali — il grano arso del pane, i taralli al finocchio, le olive di Cerignola — ma li presentiamo con leggerezza, con un occhio moderno. Anche il vino segue questa filosofia, valorizzando anche piccole etichette biologiche”.


“Con coerenza. Usiamo ingredienti stagionali e sostenibili, anche nei cocktail. Cerchiamo prodotti italiani che rispettino il territorio, distillati artigianali, bitter naturali. Il concetto di “less waste” è applicato ovunque, anche nei garnish: le bucce di agrumi usate per un drink possono diventare aroma per un piatto. È un modo per essere creativi con responsabilità”.
“Ovviamente il mio Negroni, perché è quello che mi rappresenta di più: classico, ma con quel twist che dice “Locatelli c’è”.
