
Un giovedì sera milanese, l'atmosfera calda e la penombra accogliente di Viale Elvezia. Il 10 settembre El Porteño Arena ha aperto le porte a un nuovo capitolo della sua proposta di miscelazione: la Paloma Night. Un format nato dalla partnership strategica con Diageo per rileggere i grandi classici della cocktail culture, ma che qui si trasforma in qualcosa di più intimo: un pretesto per raccontare l'anima, il design e la visione d'accoglienza di un gruppo che da quasi trent'anni plasma la nightlife e la ristorazione milanese.

Ad accogliere gli ospiti è Flores Cócteles: uno spazio intimo, celato da un drappeggio di velluto rosso che lo separa dal ristorante, ideato come prolungamento naturale della cena o come salotto indipendente dove degustare l'aperitivo tra cocktail d'autore e assaggi della tradizione argentina.
Il viaggio sensoriale parte proprio dal drink protagonista della serata, proposto in tre variazioni pensate per intrecciare la matrice sudamericana con la tradizione italiana.

«Abbiamo deciso di fare queste notti dedicate ai grandi classici e siamo partiti subito col Paloma, uno dei drink che sta andando di più al momento», racconta Matteo Romano, Bar Manager del Flores Arena. «Oltre al classico, abbiamo proposto due rivisitazioni: una in chiave mediterranea e siciliana, il Paloma Mediterránea, date le mie origini, e il Mate Paloma, pensato per dare onore ai padroni di casa argentini».
La versione Classica gioca sulla purezza del Tequila Casamigos Blanco servito con succo di lime e soda al pompelmo. Il Paloma Mediterraneo declina invece l'inconfondibile profumo della Sicilia:
«È nato dall'idea dell'insalata di finocchio e arance che si ama tantissimo giù in Sicilia», spiega Romano. «Manteniamo la base di tequila Blanco, a cui affianchiamo un cordial al finocchio e pompelmo per richiamare il drink originale, per poi completare con l'Amaro Amara alle arance rosse di Sicilia».
Infine, il Mate Paloma celebra le radici della casa madre fondendo Tequila Casamigos Blanco, cordiale al pompelmo e uno sciroppo a base di miele ed erba mate, la celebre pianta simbolo della convivialità rioplatense.

In accompagnamento, la cucina ha proposto una selezione di finger food pensata per tradurre in morsi l'identità dell'asado: mini empanadas, tacos di asado, spiedini di animelle, crostini con pomodoro e patanegra fino alle iconiche monoporzioni di choripán, il tipico panino da strada argentino.

Seduto tra le sale del locale, Fabio Acampora — fondatore del gruppo insieme ai fratelli argentini Alejandro e Sebastian Bernardez — ripercorre la storia del brand. Nato a Monza nel 1966, sognava di fare l'architetto e si è ritrovato a fare il ragioniere, prima di diventare uno dei pionieri della movida milanese con l'apertura, nel 1995, della società Dorrego Company e dei primi format iconici come Mamma Mia ed Exploit.
«Noi è trent'anni che lavoriamo, abbiamo iniziato nel 1995», ricorda Acampora. «Quindici anni fa ci siamo detti: 'Perché non realizziamo un locale argentino?'. Alejandro e Sebastian sono argentini ed era arrivato il momento giusto».
Il primo passo fu il rilevamento dello storico ristorante Vecchia Milano in Darsena. Lì nacque il primo El Porteño, battezzato così in omaggio all'identità degli abitanti del porto di Buenos Aires, spesso emigrati italiani arrivati in Sud America negli anni '40.
«A Milano c'era già qualcosa di legato alla carne, ma volevamo dare un tono diverso all'Argentina, mostrare cosa fosse davvero», chiarisce Acampora. «Abbiamo ricreato l'atmosfera delle case di Buenos Aires degli anni '40 e '50, l'estetica più cittadina e benestante. All'epoca l'Argentina era molto europea, ricca; le persone viaggiavano sui piroscafi e chiamavano architetti italiani e francesi per progettare le loro dimore. Per questo i nostri arredi sono una ricerca continua nei mercati argentini di pezzi originali d'epoca, spesso mobili barocchi o francesi arrivati dall'Europa e che noi riportiamo indietro».

Una ricerca estetica ossessiva dove il tempo non è un nemico, ma un alleato:
«I nostri locali non devono mai sembrare nuovi. Devono nascere belli per poter invecchiare bene nel tempo, conservando la loro identità senza bisogno di essere stravolti, esattamente come le grandi istituzioni storiche milanesi».
Questa filosofia ha guidato la crescita del gruppo, dall'inaugurazione della Darsena al debutto del format Gourmet in Via Speronari, fino alla cena con spettacolo di tango ed arti circensi al Prohibido, per poi approdare a Roma (con le sedi di Teatro Valle, Gourmet Umiltà e la panoramica Terrazza Flores) fino all'apertura estiva a Porto Cervo.
Non si tratta solo di buon cibo e ottimi drink: per Dorrego Company la ristorazione è codificata nel concetto di Foodtainment, una formula in cui convivialità, visual design, scenografia ed emozioni si fondono per creare un'esperienza memorabile.
Per Acampora e i fratelli Bernardez — con Sebastian frontman attento alla sala e alla formazione delle risorse umane, e Alejandro mente vulcanica, osservatore di trend e coordinatore dei dettagli — il successo di un ristorante si regge su un equilibrio rigoroso:
«Le cose fondamentali per far funzionare un locale sono tre: ambiente, servizio e cibo», afferma senza esitazioni Acampora. «Se ne manca una, il locale zoppica. A Milano capita spesso di trovare il 'locale figo' dove però mangi male o sei servito male. Quando riesci ad offrire un'ottima qualità della materia prima, un ambiente caldo e un servizio curato, allora hai vinto. Il prezzo viene di conseguenza: non lo decidiamo noi, è il cliente che, quando esce felice, ti dice se quei soldi li ha spesi volentieri».

Un'ospitalità che punta sulla dimensione umana prima che sulle scorciatoie digitali:
«Oggi nel 2026 le persone sono abituate a un servizio molto moderno, a prenotare tramite un'app in modo smart», riflette Acampora. «Noi invece in questi 16 anni di Porteño abbiamo consolidato un'accoglienza 'vecchio stile'. Siamo quelli che vogliono parlare col cliente, ascoltarlo e farlo sentire a casa. A casa tua non ti servono le app, ti serve il contatto umano».

Mentre le note del tinto e il profumo di pompelmo e mate continuano ad animare la Paloma Night, il gruppo guarda già alle prossime evoluzioni. Nel primo storico locale in Darsena si sta ultimando una saletta riservata pensata come privé, rispondendo alla crescente richiesta di privacy per eventi aziendali e cene intime. E per Flores si pensano già nuovi format infrasettimanali, come serate dedicate ai tornei di burraco tra cocktail e tapas, per ricreare quello spirito di aggregazione informale che storicamente caratterizzava i caffè milanesi.
Tra l'amaro alcolico di un twist siciliano e la calce viva dell'ospitalità argentina, la serata al Porteño Arena si chiude confermando la promessa iniziale: far vivere Milano con la testa, il cuore e il bicchiere rivolti a Buenos Aires.
