
Prosegue il percorso del Principe Bar dell'Hotel Principe di Savoia verso il traguardo del centenario, previsto per il 2027. Dopo il primo capitolo presentato lo scorso anno, il Principe Bar di Milano – indirizzo storico della Dorchester Collection – ha svelato la nuova drink list curata dal Bar Manager Daniele Celli. Il progetto, ideato come un racconto in due atti, completa una linea del tempo liquida che attraversa la memoria collettiva e i grandi mutamenti culturali.

Se il primo atto ripercorreva gli anni compresi tra il 1927 e il 1969, il Secondo Atto parte dal 1975 per spingersi fino al 2026. La carta raccoglie otto nuovi signature cocktail, ciascuno ancorato a una data precisa e a un riferimento simbolo del mondo della musica, del cinema, della tecnologia, dello sport e delle esposizioni globali.
«Ciascuna creazione prende le mosse da un'icona o da un evento ben impresso nell'immaginario comune, ma l'obiettivo va oltre la semplice citazione: puntiamo a trasformare quell'immaginario in profumi, consistenze e sapori. La nuova carta si trasforma così in una cronologia liquida che ognuno può esplorare in totale libertà, facendosi guidare dai ricordi o dalla curiosità», racconta Daniele Celli, Bar Manager del Principe Bar.
A guidare lo sviluppo delle ricette è proprio la filosofia di quest'ultimo, alla guida del bar team dell'hotel dal 2024. Abruzzese, classe 1990, Celli ha maturato il proprio bagaglio professionale con esperienze internazionali in Australia, la formazione alla Jerry Thomas Educational di Roma e il lavoro a Milano al Mag Café e al 1930 affiancando Marco Russo e Flavio Angiolillo. Da questa scuola deriva un approccio focalizzato sulla trasformazione della materia prima, sulla gestione dei bilanciamenti e sulla ricerca delle consistenze, applicato ora a una narrazione che declina i grandi avvenimenti in chiave mixology.

L’itinerario della nuova carta comincia dal 1975 con Wish You Were Here, omaggio all’album dei Pink Floyd. È una proposta floreale e acidula a base di Martin Miller’s Gin, cedro, violetta, verjus, butterfly pea flower e pompelmo rosa.

Dalla musica alla Pop Art: il 1986 porta in carta Pittsburgh, tributo alla città che ospita il museo dedicato ad Andy Warhol. Il miscelato richiama l'iconica banana creata dall'artista per la copertina di The Velvet Underground & Nico attraverso la combinazione di FEW Bourbon Whiskey, liquore alla banana e burro di cacao.

Il cinema entra nella selezione con Run Forrest Run (1994), ricetta orientata al contrasto tra dolcezza e note saline. Il WhistlePig 10 Rye whiskey incontra qui cioccolato, sciroppo d'acero e un'inaspettata nota marina conferita dai gamberi.

Si torna agli albori dell'era digitale con Dial-Up Dream (1995), che rievoca l'estetica dei primi schermi e della grafica del Web. Il cocktail unisce Altamura Vodka, liquore alla liquirizia, limone, soda al caffè e un'aria alla vaniglia.

Il 2001 è l'anno di The Golden Fellowship, ispirato alle atmosfere del primo capitolo de Il Signore degli Anelli diretto da Peter Jackson. La struttura, affumicata e balsamica, si basa su Yuu Baal Joven mezcal, pane, tè Pu-erh, miele, zenzero e limone.

Per il 2006, la vittoria dell'Italia ai Mondiali di calcio ispira Blue Sky: una rilettura in chiave azzurra del classico Cardinale, composta da Martin Miller’s Gin, Campari Bitter e vermouth dry.

La dimensione milanese torna centrale con Expo Milano (2015), miscelato che riunisce elementi distintivi della tradizione italiana come grappa, zafferano, caffè e limone in un profilo agrumato ed elegante.

A chiudere la sequenza temporale è Olympian (2026), omaggio ai Giochi Invernali di Milano Cortina. Si tratta di una variante del Negroni che mette in comunicazione la dimensione cittadina con quella montana, combinando Sabatini Gin, Carpano Antica Formula, Punt e Mes, Abbot’s Bitter, Amaro Braulio, fragole e aceto balsamico dell'Acetaia Giusti.

In occasione dell'evento di presentazione, l'esperienza di degustazione ha messo in luce la profonda sinergia tra la linea del bar e la proposta culinaria dell'hotel. I cinque abbinamenti creati per la serata mostrano come la mixology di Daniele Celli sia pensata per dialogare con il piatto attraverso rimandi diretti, assonanze e intelligenti giochi di contrasto.
La costruzione del menu degustazione ha visto infatti una corrispondenza puntuale degli ingredienti chiave:
Sebbene formulati specificamente come abbinamenti per la serata di lancio, questi accostamenti offrono una chiave di lettura concreta sulla versatilità della carta e sulla capacità del Principe Bar di integrarsi nell'offerta gastronomica dell'hotel.
I nuovi signature affiancano le proposte storiche del locale. Tra queste rimane ben saldo in carta El Milanes, il drink di riferimento del Principe Bar che riproduce in forma liquida le componenti del risotto allo zafferano: Rye whiskey, sherry, sake, zafferano, burro e bitter allo scalogno, servito al carrello in un bicchiere su misura a forma di chicco di riso. Completa l'offerta la selezione di ricette classiche risalenti all'Ottocento e al Novecento, recuperate attraverso lo studio dei manuali d'epoca.

L'esperienza della drink list si inserisce nell'ambiente del Principe Bar, ridisegnato dall'architetto Thierry Despont. Lo spazio è caratterizzato da dettagli in marmo di Carrara, boiserie in legno intagliato e dal bancone rivestito in listelli di vetro di Murano, sormontato da un lampadario composto da 3.000 elementi in vetro soffiato. Un contesto che, insieme alle performance di pianobar serali, ribadisce il ruolo dell'Hotel Principe di Savoia come punto d'incontro per la città e per la clientela internazionale
