
Dodici anni sotto il sole tropicale della Thailandia. Zero zuccheri aggiunti. Un'anima esotica che conquista Milano. È nato Shakara, e vale la pena ascoltarlo.
Il suo nome deriva dal sanscrito shakar, che rimanda alle radici orientali della canna da zucchero. Un nome che è già una dichiarazione d’intenti: Shakara è un rum che racconta un’origine precisa, una cultura agricola secolare e una visione contemporanea. Un distillato che parla thailandese, ma sogna l’Europa.
Il viaggio di Shakara comincia nella provincia di Nakhon Pathom, una delle aree agricole più fertili della Thailandia, a ovest di Bangkok. Qui, la canna da zucchero viene coltivata con tecniche sostenibili e raccolta a mano prima di essere trasformata in melassa di alta qualità. Dopo la fermentazione e la distillazione, Shakara riposa per ben 12 anni in botti ex-bourbon, senza mai lasciare il suolo thailandese.
Il clima equatoriale – con temperature medie costanti sopra i 27°C e un tasso di umidità che sfiora l’80% – accelera l’interazione tra legno e distillato. L’angel share è significativo (tra il 7% e il 9% annuo), ma è proprio questa evaporazione intensa a concentrare gli aromi, dando vita a un rum dal profilo sensoriale complesso e seducente.

Al debutto italiano, avvenuto il 14 maggio a Milano presso il ristorante thai Bussarakham, Shakara si è presentato in un contesto ricercato ma autentico: tra piatti vegetariani tradizionali, cocktail low abv e una sessione di sofrologia, il rum è stato introdotto da Daniele Biondi, figura di riferimento per il mondo dei premium rum e ambasciatore di La Maison & Velier. Un lancio inaspettato, che ha saputo parlare non solo agli appassionati ma anche a chi cerca nel bere un’esperienza sensoriale e culturale profonda.
Nel bicchiere, Shakara si presenta di un caldo rame aranciato. Al naso si apre con note di frutta secca, miele di erica, toffee e una sfumatura ossidata che richiama albicocca e ciliegia sotto spirito. Al palato sorprende per equilibrio e ricchezza: zucchero di canna, mango, papaya, caramello al burro salato e un legno perfettamente integrato. Il finale è lungo, setoso e in costante evoluzione: parte medicinale, si fa poi vanigliato, infine floreale e resinoso.

Ma la forza di Shakara non sta solo nel bicchiere. È un progetto costruito con coerenza e trasparenza: nessun colorante, nessuno zucchero aggiunto, tracciabilità totale e una filiera che valorizza il territorio. Ogni bottiglia è un tributo alla biodiversità e alla ricchezza culturale della Thailandia, oggi pronta a raccontarsi anche attraverso i distillati.
Sebbene la Thailandia sia da tempo uno dei maggiori produttori di canna da zucchero al mondo, la sua scena rum è ancora giovane. Ma rum come Shakara dimostrano che il potenziale c’è, eccome. Forte di un’identità esotica ma solida, questo distillato guarda all’Europa con ambizione e rispetto, parlando la lingua dei bartender più esigenti, dei collezionisti, degli appassionati di rum autentici.
Distribuito in Italia da Fine Spirits, realtà genovese specializzata in distillati di qualità, Shakara è pronto a entrare nelle bottigliere più attente. E a giudicare da questo primo assaggio, il viaggio è appena cominciato. Con una bussola puntata verso l’eccellenza.
