
Benvenuti a Jerez: storia, cultura e profumi d’arancia
Passeggiare per Jerez de la Frontera significa immergersi in una città viva di storia e orgogliosa delle proprie radici. Fondata dai fenici, sviluppata sotto i romani e poi segnata per secoli dalla dominazione araba, Jerez conserva tracce di ogni epoca. Il suo nome deriva dall'arabo "Sherish", traslitterazione di "Sharish", nome con cui gli arabi chiamavano la città durante il loro dominio. Da questo termine deriva anche la parola "sherry", con cui gli inglesi hanno cominciato a chiamare i vini prodotti nella zona fin dal XVI secolo. Ancora oggi le architetture moresche, i cortili interni e le stradine strette parlano di quel passato.

La città è nota in tutto il mondo per il flamenco, i cavalli andalusi e il vino sherry, ma è anche la culla del brandy spagnolo. Il clima secco, la terra bianca chiamata “albariza” e la brezza atlantica sono ideali per la coltivazione della vite e l'invecchiamento di vini e distillati. Le bodegas storiche, con i loro ambienti freschi, lontani dal sole e dall'odore intenso di legno e alcol, sono dei veri e propri templi.
Non a caso, Jerez ospita eventi internazionali dedicati a questi due prodotti simbolo: come la International Sherry Week, che ogni novembre coinvolge bar, ristoranti e appassionati da tutto il mondo, o il Brandy de Jerez Forum, che ogni anno riunisce produttori, sommelier e giornalisti per approfondire il valore culturale di questo distillato.

Lo sherry e il brandy non sono semplici prodotti locali: sono una parte integrante dell’identità della regione, un'eredità viva che continua a evolversi e a raccontare la sua terra attraverso aromi e gesti antichi. Qui lo sherry si è affermato a livello internazionale già nel XVI secolo, mentre il brandy ha trovato la sua massima espressione grazie al metodo Solera, inventato proprio a Jerez tra il XVIII e il XIX secolo. Questo metodo, basato su un sistema di travasi tra botti di diverse età, permette una miscelazione continua e progressiva che assicura coerenza e qualità nel tempo.
La produzione di sherry e brandy rappresenta una risorsa economica vitale per l’area: circa l’8% della popolazione attiva di Jerez lavora nel settore vinicolo e il comparto contribuisce in modo significativo al PIL locale, con un forte impatto anche sulle esportazioni e sul turismo enogastronomico.
Tra le tappe da non perdere ci sono la Cattedrale di San Salvador, accanto ai resti dell'antico alcázar arabo, e la Plaza del Arenal, cuore pulsante della città. I tabancos, vecchie taverne dove si suona ancora flamenco dal vivo, offrono l'opportunità di gustare vini locali e tapas. Ovunque si cammini, si incontrano alberi d'arancio, cortili fioriti e il profumo di zagara che sembra avvolgere l'intera città.
La distilleria Romate si trova poco fuori dal centro storico, in una zona tranquilla dove il tempo sembra davvero rallentare. Fondata nel 1781 da Juan Sánchez de la Torre, è una delle poche bodegas storiche rimaste indipendenti. Oggi è ancora gestita dalla stessa famiglia, che custodisce con orgoglio un sapere tramandato da generazioni.

Camminando tra i diversi locali della distilleria, si ha la sensazione di entrare in un luogo sacro e fermo nel tempo. L'aria sa di legno tostato, alcol e sherry. Le botti, disposte su più livelli secondo il metodo Solera, raccontano ciascuna una parte della storia del brandy.
Non c'è produzione industriale: qui ogni passaggio è controllato a mano, con tempi lunghi e gesti precisi. I lavoratori ci tengono a mostrare il loro mestiere, spiegando come ogni botte venga riempita, travasata e degustata con cura. Le pareti annerite dal tempo e le iscrizioni a gesso sui legni parlano di una routine antica che si ripete da secoli che non lascia nessun spazio all’industrializzazione ma che fa dell’artigianalità il suo punto di forza.
Il cuore della visita è il brandy Cardenal Mendoza, nato nel 1887. Deve il suo nome al cardinale Pedro González de Mendoza, figura chiave del XV secolo, noto per aver sostenuto Cristoforo Colombo e per essere stato uno dei consiglieri più potenti dei Re Cattolici. Uomo di cultura, mecenate delle arti e promotore del sapere, era considerato il "terzo re di Spagna" per l'influenza che esercitava a corte.

La scelta di dedicargli questo brandy è un omaggio alla sua figura autorevole e visionaria: come il cardinale, il brandy Cardenal Mendoza è austero ma raffinato, profondo ma accessibile, capace di unire tradizione e potere simbolico. Rappresenta l'ideale di eleganza, solidità e longevità che la bodega Romate vuole trasmettere attraverso ogni bottiglia.
Il processo produttivo è affascinante. Tutto comincia con vini bianchi leggeri, spesso a base di uva Airén, che vengono distillati in alambicchi continui. Il distillato riposa poi in botti che in precedenza hanno contenuto sherry oloroso e Pedro Ximénez. Qui entra in gioco il metodo Solera: un sistema di invecchiamento a strati, in cui i brandy più giovani si mescolano progressivamente con quelli più vecchi, fino a ottenere una profondità e una rotondità uniche. Alcune delle botti più antiche della distilleria hanno oltre cento anni.

Ma non è solo questione di tecnica: il Solera è anche una filosofia, un modo di vedere il tempo non come qualcosa da combattere, ma da assecondare. Ogni travaso è un gesto preciso, che avviene nel silenzio delle navate. Il risultato è un distillato scuro, con riflessi ambrati, profumato di frutta secca, spezie dolci, legni nobili. Degustando il prodotto si sentono note di prugna, uvetta, vaniglia, cacao. Non è un brandy da bere distrattamente: è un prodotto che richiede attenzione, come una buona conversazione.
Romate ha voluto celebrare la complessità aromatica del Cardenal Mendoza con una serie limitata chiamata "Elements Edition", ispirata a dodici elementi chiave: mogano, rovere, uvetta, prugna, noce, nocciola, cacao, caramello, miele, vaniglia, cannella e tabacco. L'artista Carmen Garcia Huerta ha interpretato questi elementi in un packaging colorato e barocco, che trasforma la bottiglia in un oggetto da collezione.

Questo progetto artistico non è rimasto isolato: proprio il legame tra brandy e creatività è il filo conduttore della "Golden Week", un evento annuale che coinvolge artisti, bartender, appassionati e ristoratori. Durante questi sette giorni, la distilleria apre le sue porte con visite speciali, e tutta la città celebra l'incontro tra arte e distillazione attraverso performance, mostre, degustazioni e laboratori.
Questa bottiglia nasce dal desiderio del capocantina della bodega di catturare l’essenza della primavera a Jerez: quel profumo intenso di fiori d’arancio che invade il patio ogni anno, mescolandosi con gli aromi del brandy e dello sherry che maturano nelle botti. Partendo da questa ispirazione, ha creato un liquore che fosse una dichiarazione d’amore per la sua città.

Ha iniziato usando le scorze di arancia che rimandano agli alberi che decorano la città, unendole a limoni di Valencia, cardamomo e chiodi di garofano. Il tutto viene infuso nel classico Cardenal Mendoza, e poi lasciato affinare in botti precedentemente usate per lo sherry. La produzione avviene con un antico metodo a bagnomaria in una distilleria fondata nel 1824, e il risultato è un prodotto unico: profondo, aromatico, e straordinariamente versatile. Una nuova espressione dello spirito di Jerez, tra tradizione e innovazione.
A Jerez, il brandy non è solo un fine pasto. È parte di un rituale quotidiano, servito spesso nei tabancos insieme a piccole porzioni di cibo. Il Cardenal Mendoza, con la sua ricchezza aromatica e la morbidezza che lascia sul palato, si presta benissimo ad accompagnare tapas saporite. Un pezzetto di queso curado, stagionato e sapido, si fonde bene con le note di frutta secca e caramello del brandy. Il jamón ibérico, con la sua untuosità naturale, trova equilibrio nella leggera speziatura del distillato.

Una combinazione particolarmente sorprendente è quella con i datteri avvolti nel bacon: il contrasto tra dolce, salato e affumicato amplifica i sentori del Cardenal Mendoza. Anche paté di fegato o crostini con lardo e miele trovano nel brandy un alleato ideale. E non manca chi lo abbina a dessert secchi o cioccolato fondente. In ogni caso, si beve lentamente, con piccoli sorsi, perché ogni bicchiere invita a godersi l'intera atmosfera di Jerez.
