
Incastrare i pneumatici tra la roccia nuda e il vuoto è la prima, inevitabile regola della Costiera. Qui il paesaggio non si limita a fare da sfondo passivo: ti impone il suo ritmo sincopato, ti sbatte in faccia il profumo aspro dei limoni selvatici, il calore dei muri a secco e il riverbero metallico dell’acqua, costringendoti a guardare costantemente verso l’alto, dove l’architettura sfida le leggi della fisica e della gravità.

Chi arriva fin qui cercando la solita tarantella turistica o un’accoglienza standardizzata rischia di perdersi il meglio. Sotto la patina dorata delle guide stampate c'è un ecosistema elettrico, o forse sarebbe meglio dire "vivo", mosso da una nuova leva di professionisti dell’ospitalità che ha deciso di sfidare la pigrizia del passato. Visitare questa sponda del golfo oggi risponde a una curiosità precisa: mappare i progetti e i professionisti che stanno portando la miscelazione d’avanguardia e la ricerca gastronomica dentro le mura dell’accoglienza storica.
La rivoluzione, da queste parti, si muove silenziosa dietro i banconi di legno scuro, nelle cucine a picco sull’acqua e nelle menti di chi è partito per studiare all’estero ed è tornato con l’ossessione di fare le cose in modo diverso. Non si tratta più solo di accogliere, ma di provocare, di spronare, di spingere chi viaggia a uscire dalla propria zona di comfort, sostituendo i soliti rituali stanchi del turismo di massa con esperienze che hanno il sapore dell’audacia e della passione.
Questo itinerario, che si snoda tra Pompei, Positano e Sorrento è una mappa di storie umane prima ancora che di destinazioni. È la prova tangibile che si può fare avanguardia anche dove la tradizione sembrava ormai scritta sulla pietra. Non è un caso che i progetti più stimolanti nascano proprio dalla collisione tra generazioni diverse: da un lato il rigore di chi ha costruito le fondamenta di queste storiche attività, dall’altro l’irriverenza di chi vuole destrutturarle. Si tratta di un percorso dove ogni dettaglio è studiato per stupire senza mai cadere nel banale.

A un passo dall’area archeologica di Pompei, l'Habita79 interpreta una nuova idea di ospitalità per il territorio. Parte della prestigiosa collezione Tribute Portfolio del Marriot, questo moderno hotel di design quattro stelle sorge all'interno di un imponente palazzo neoclassico di inizio Novecento, completamente recuperato.
Le sue 79 camere, dotate di moderni sistemi di domotica per la gestione delle luci e dei servizi, sono rifugi luminosi pensati per il massimo relax. Fiore all'occhiello della struttura è la raffinata Nuxe Spa, un'oasi di benessere dotata di sauna, bagno turco, idromassaggio e un bouquet di massaggi e trattamenti.
L'offerta gastronomica si sdoppia: al piano terra l'osteria chic Il Circolo celebra la tradizione campana, mentre all'ultimo piano si svela il The Roof, la spettacolare terrazza panoramica che guarda dritto verso il Vesuvio. Qui, il Bar Manager Ferdinando Longobardi propone una miscelazione d'autore fresca e contemporanea, che esalta i profumi del territorio e si presta a un perfetto chill-dining d’atmosfera, offrendo la sosta d’avvio ideale prima di rimettersi in viaggio verso le scogliere della penisola.

«A Positano mancava una proposta del genere. Abbiamo voluto differenziarci puntando tutto sull'eccellenza». L'indirizzo, nato dalla scommessa imprenditoriale di Gianfranco Buonocore per celebrare la tradizione di famiglia, reinterpreta gli spazi di un ex albergo storico con un'eleganza informale e senza tempo. Il vero e proprio fiore all'occhiello di Enza è l'esclusivo terrazzino privè: un unico, intimo tavolo a picco sul mare riservato a pochissimi ospiti, sospeso tra il cielo e la baia. Un angolo magico dove lo staff ama accogliere le coppie con una battuta ormai diventata firma del locale: «Scusateci per la vista, cercheremo di migliorarla per l'anno prossimo!».
All'ombra dell'albero di fico che domina lo spazio, la proposta gastronomica si muove su un binario inedito di altissimo livello. La straordinaria pizza d’autore, leggera e contemporanea, porta la firma prestigiosa del maestro Ivano Veccia e viene esaltata da un percorso di cocktail pairing unico nel suo genere. Signature drink complessi e rinfrescanti, ispirati alla celebre canzone Scalinatella, accompagnano l'ospite in un viaggio sensoriale che profuma di sfusato amalfitano ed erbe aromatiche.

«Ai ragazzi dico sempre: facciamo le cose insieme, diventiamo qualcuno insieme». Questa frase di Anna Candela, che gestisce lo Shub insieme al marito Valerio Izzo – che descrive splendidamente come «il prolungamento della mia anima» –, racchiude l'essenza profonda di uno dei progetti più rivoluzionari della miscelazione campana. Il locale, nel cuore storico di Sorrento, si sviluppa su due livelli: l'ingresso su strada accoglie gli ospiti con una raffinata Wine Room dedicata alla degustazione di etichette ricercate e grandi classici, ma suonando il campanello e scendendo le scale si accede al Secret Hub, lo speakeasy sotterraneo dove l'atmosfera cambia completamente e si fa intima e rilassata.

Anna, con un passato tra Olanda e Australia, mette l'identità e la sinergia umana al centro di tutto. Una visione cosmopolita che l'ha portata a rappresentare l'Italia alla finale mondiale di Pernod Ricard, volando a Tokyo come l'unica donna italiana in gara e con un cocktail d'avanguardia a base vodka caratterizzato da un sapore netto di pomodoro e basilico.
Sotto le volte del Secret Hub va in scena la drink list Bacio all'Italiana, dove tecniche moderne come chiarificazioni e fermentazioni esaltano le materie prime della costiera. Quest'anno, la filosofia dello Shub conquista anche il mare, firmando l'esclusivo cocktail bar del Lido Partenope all'interno del prestigioso beach club Maya Beach Experience.
